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Fiaba di Natale! Flower e Power Dicembre 25, 2007

Posted by Aaron Bloom in Aaron Literatur.
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C’erano una volta due fatine gemelle che si chiamavano Flower e Power. Erano molto unite e ogni pomeriggio, dopo avere fatto i compiti, svolazzavano insieme per la grande foresta che circondava il loro villaggio, ridendo e scherzando. Erano molto ghiotte e amavano in particolar modo i melotteri, rossi frutti dal gusto dolce e rinfrescante.

Un giorno, nella foresta, mentre Flower si era fermata a chiacchierare con una coccinella, Power notò un enorme melottero e senza rifletterci troppo si precipitò a mangiarlo. All’improvviso spuntò il gigante Marrone, che si era nascosto dietro una grossa pianta, e catturò la povera fatina! Adirata per essere caduta nella trappola del perfido gigante, Power cercò di ribellarsi, ma Marrone la rinchiuse in un sacco di patate, che neutralizzano i poteri magici delle fate. Aveva una gran voglia di supplì di fata e corse verso casa tutto contento e con l’acquolina in bocca.

Flower, che aveva assistito di nascosto alla scena, corse subito in soccorso della sorellina. Da piccola, la nonna le aveva svelato il punto debole del gigante e, afferrata la sua bacchetta magica, si diresse verso l’abitazione di Marrone, nel bosco più profondo.

Il gigante stava già scaldando l’olio, mentre Power gridava invano dalla gabbietta dove era rinchiusa. Proprio quando era pronto a impanare la fatina, Marrone notò due cornini che spuntavano da un angolo. Era una lumaca. Poi ne notò un’altra. E un’altra ancora. Le lumache divennero sempre di più, fino a riempirgli tutta la cucina, poi il salotto, la camera da letto e persino il bagno!

Marrone era terrorizzato dalle lumache e iniziò a strillare e a correre in tondo, finché fuggì disperato e non si fece più rivedere. Flower, che aveva richiamato tutte le lumache della foresta con un incantesimo, sorrise soddisfatta osservando il proprio lavoro. Liberò Power e tornarono insieme al villaggio.

La casa del gigante divenne un rifugio per le lumache di tutto il mondo e le due gemelline fatate tornarono spesso a trovarle.

Stupidario di un correttore Dicembre 18, 2007

Posted by Aaron Bloom in Alltagsaaron.
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Nelle lunghe e tormentate notti d’inverno, mentre le madri vegliano sul sonno dei figli e i mariti vanno a trans, il sottoscritto corregge questionari. Nessun pezzo di grande letteratura, solo le dementi farneticazioni di clienti tanto misteriosi quanto analfabeti, che girano per negozi cercando di valutarne il servizio.

Questo lavoro assolutamente insignificante e, soprattutto, quasi gratuito, trova la sua unica gratificazione nel leggere e appuntarsi le scempiaggini che scrivono i checkers. Ecco un piccolo elenco:

  • “Ho chiesto alla commessa se ce l’avesse e mi ha risposto che me l’avrebbe data subito”
  • “La commessa aveva una costituzione tendente al negro”
  • “Aveva gli occhi tagliati”
  • “La titolare pesava 72 chili” (l’ha misurata?)
  • “La commessa era una ragazza di 40 anni”
  • Domanda: “I camerini erano puliti e liberi da ingombri?” Risposta: “I camerini erano pieni di maschi che guardavano dentro facendo finta di cercare le loro fidanzate”

Anche in questi casi è evidente la differenza tra uomini e donne. I maschi si accontentano, se vedono una commessa scrivono “è una bella ragazza”, potresti vendergli un paio di mutande usate e uscirebbero comunque felici dal negozio. Le donne sono in eterna competizione con il resto del genere femminile, fosse anche l’ultima cassiera resuscitata dell’Auchan.

Chissà se avrò mai l’onore di conoscere quella signora che è entrata in un negozio di articoli tessili chiedendo un letto…

Nel frattempo mi sono cresciute le unghie? Dicembre 18, 2007

Posted by Aaron Bloom in Alltagsaaron.
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L’ultima volta che ho inaugurato un blog (http:\\aaronbloom.spaces.live.com) ringraziavo la vecchia maestra Somaschini, che agli albori della mia esistenza mi insegnò l’ABC e anche a far di conto. La mia coniglia mi osservava e io scrivevo.

Da allora non è cambiato molto, a dire il vero. Ma sono cambiato io. E inizio questa nuova esperienza sperando che anche la realtà attorno a me possa trasformarsi, nel frattempo, diventando sempre più simile a quella nei miei sogni.